
Ti capita spesso di cliccare su un link per leggere una notizia e poi, premendo la freccia “Indietro” del browser, ritrovarti non nella pagina da cui provenivi ma su una schermata “provvisoria”, magari piena di annunci? E solo al secondo tentativo riesci finalmente a tornare indietro davvero?
Non è un caso, e nemmeno un errore del tuo browser. Si tratta di una pratica chiamata back button hijacking, ovvero il dirottamento del pulsante “Indietro”.
Cos’è il back button hijacking
Il funzionamento è piuttosto semplice: alcuni siti web inseriscono nel proprio codice (di solito tramite JavaScript) delle istruzioni che modificano la cronologia del browser. In questo modo, quando l’utente prova a tornare alla pagina precedente, viene invece reindirizzato verso una pagina diversa, spesso creata appositamente.
Queste pagine intermedie sono generalmente piene di pubblicità o contenuti sponsorizzati e servono a generare visualizzazioni aggiuntive, aumentando i guadagni del sito.
Perché è un problema
Questa tecnica è considerata ingannevole perché altera l’esperienza di navigazione dell’utente, impedendogli di muoversi liberamente tra le pagine. In pratica, si tratta di una manipolazione forzata del comportamento dell’utente, che si trova “intrappolato” all’interno di un sito.
Proprio per contrastare queste pratiche scorrette, Google ha deciso di intervenire in modo deciso: il back button hijacking è stato ufficialmente inserito tra le tecniche vietate dalle norme sullo spam.
A partire dal 15 giugno, i siti che utilizzano questo tipo di codice dovranno rimuoverlo o disattivarlo.
Cosa rischiano i siti non conformi
Le conseguenze possono essere molto pesanti. In caso di violazione:
I proprietari riceveranno una notifica e avranno la possibilità di richiedere una revisione, ma solo dopo aver eliminato la pratica incriminata.
Cosa significa per utenti e aziende
Per gli utenti, questa è una buona notizia: la navigazione sarà più trasparente e meno frustrante.
Per le aziende e i gestori di siti web, invece, è un chiaro segnale: le scorciatoie per ottenere traffico non solo non funzionano più, ma possono diventare un serio rischio per la propria presenza online.
In un contesto sempre più orientato alla qualità e all’esperienza utente, la strada da seguire resta una sola: contenuti utili, trasparenti e costruiti per le persone, non per aggirare gli algoritmi.
